capitolo 2

ciclo della vita

Sapere cosa succede prima e dopo la vita è una tema fondamentale nella storia umana: ci ha spinti a creare religioni e teorie scientifiche.

Ad oggi, ovviamente, ancora nessuno ha una risposta definitiva. Tutto quello che possiamo fare è, come per l’origine dell’universo, ipotizzare una teoria.

Per costruire la nostra teoria, dobbiamo richiamare un paio di concetti esposti nell’articolo sull’origine dell’universo:

• Le unità fondamentali non cambiano da un universo all’altro, può cambiare soltanto una delle loro proprietà: la risonanza (o meglio, la propensione a risuonare) con altre unità fondamentali. La loro direzione (identificativa di ciascuna unità fondamentale) non varia.

• Nel momento 0, tutte le unità fondamentali si concentrano e si ricombinano per creare delle forme e, successivamente delle composizioni

Dobbiamo, inoltre, introdurre un nuovo concetto: le storie


 
[Fenomeno] Storia
La sequenza di interazioni con altre entità (unità fondamentali, forme e raggruppamenti) che una composizione ha sperimentato nel corso della sua esistenza 



E un nuovo principio: 



[Principio] Allenamento della Risonanza

Le unità fondamentali, le forme e le composizioni possono aumentare la loro risonanza con altre entità entrando in contatto e rimanendoci.
Di contro, la risonanza di un’entità può diminuire se la non entra sufficientemente in contatto con altre entità. 



In sostanza, la proprietà della risonanza funziona in maniera molto simile ad un muscolo: se viene esercitata può aumentare, se non viene utilizzata può diminuire.

Prima di procedere con la teoria, è necessario specificare quando ciascun tipo di entità può entrare in contatto con altre entità:

• Le unità fondamentali possono entrare in contatto con altre unità fondamentali soltanto nel momento 0 della creazione dell’universo per dare vita alle forme (o alle leggi fisiche che regolano l’universo, a seconda di associazione o meno con altre unità fondamentali)

•  Le forme, i raggruppamenti di forme e le composizioni possono crearsi e distruggersi durante tutta la vita dell’universo

Fatte queste premesse, possiamo cominciare a rispondere pezzo per pezzo alla domanda del testo.

La definizione di vita e di morte

Prima di rispondere alla domanda “cosa succede prima e dopo la vita?” è utile dare una definizione della parola “vita”.

Nell’armonismo, tutto ciò che è “vivo” è considerato una composizione.

Quindi, per definire la vita, dobbiamo necessariamente richiamare la definizione di “composizione“: un raggruppamento di forme che possiede una volontà.

La volontà è una proprietà emergente dei raggruppamenti di forme che hanno un livello sufficiente di contrasto (cioè le forme che compongono il raggruppamento possiedono delle direzioni sufficientemente differenti).

Visto che ciò che è vivo è considerato una composizione nella teoria armonista e che le composizioni si distinguono per avere una volontà, possiamo dedurre che la vita stessa sia una proprietà emergente del contrasto fra le forme che generano la composizione.

Quindi, cominciamo ad essere vivi nel momento in cui i raggruppamenti di cui siamo composti ottengono un livello sufficiente di contrasto.

Di contro, la nostra esistenza termina nel momento in cui non possediamo più un contrasto sufficiente. Questo può essere dovuto ad una serie di fattori che possono essere raggruppati in due categorie: fattori esterni (malattie, ferie, ecc.) oppure fattori interni (perdita di coesione mentale, per esempio).
Chiaramente, i fattori esterni sono la causa di gran lunga più comune per la perdita della vita. Ma esistono dei casi in cui una perdita di vita per fattori interni è possibile, ne discuteremo più avanti.

La definizione di identità

Parlando del “durante” della vita, invece, è importante andare a definire anche che cosa ci rende unici.

Arrivati a questo punto, dovrebbe essere abbastanza semplice definire il concetto di “identità”: ciascuno di noi è un particolare raggruppamento di forme che, attraverso un livello sufficiente di contrasto, è riuscito ad ottenere la volontà.

Il problema di questa definizione è che non considera il fattore temporale: tutto ciò che è vivo in qualche modo cresce, invecchia e muore. Se parlassimo esclusivamente di raggruppamenti e di entità fisiche questa definizione non reggerebbe ai cambiamenti temporali a cui siamo sottoposti costantemente.

Viene naturale dedurre che non possiamo essere fatti soltanto di un certo raggruppamento di forme, deve esserci qualcosa di più.

Per arrivare a fondo del problema, dobbiamo spostare il nostro focus dalla dimensione prettamente fisica delle entità che stiamo analizzando a quella sistemica: è necessario ragionare sui collegamenti tra le forme, e non solo sulle forme di per sè.

Rivista sotto quest’ottica, possiamo provare a ridefinire l’identità come: l’insieme di interazioni generate, attraverso la volontà, di un particolare raggruppamento di forme.

In questo caso, stiamo estendendo la nostra identità non solo a ciò di cui siamo fatti, ma anche a tutto ciò con cui abbiamo interagito e interagiremo (oggetti, persone, nozioni, ecc.) espandendo enormemente la nostra “sfera identitaria”.

Un paio di appunti che nascono dalla definizione che abbiamo appena dato:

• Per dare questa definizione, stiamo automaticamente dicendo che la volontà “non cambia” nel momento in cui perde o acquisisce nuovi raggruppamenti/forme. Possiamo dire che la volontà rimane costante, ma cresce e muta nel tempo… esattamente come noi!

• Uno stesso oggetto, persona o esperienza può naturalmente far parte di più identità in contemporanea
 

Il prima e il dopo

Definiti i concetti di vita, morte e identità diventa relativamente più semplice provare a prevedere che cosa succede oltre la morte.

Abbiamo detto che la nostra identità non è ancorata ad una dimensione fisica, piuttosto ad un reticolo di interazioni generato attraverso una dimensione fisica.

Nel momento in cui smettiamo di vivere, chiaramente, la nostra dimensione fisica viene meno ma non perdiamo l’effetto generato dalle nostre interazioni.

Come ci siamo detti prima, le interazioni sono la forza che influenza la capacità di risonanza delle entità (unità fondamentali, forme, composizioni). Ed ecco spiegata la nostra “eredità” una volta passati a miglior vita: continuiamo a vivere attraverso l’effetto generato sulle entità con cui siamo entrati in contatto.

Questo effetto influenza sicuramente la nostra realtà quotidiana a livello di forme e composizioni, ma il suo effetto è particolarmente evidente nel momento 0 di creazione di un nuovo universo: in quel caso entrano in gioco le unità fondamentali che si raggrupperanno proprio sulla base della risonanza (e della loro direzione identitaria, ovviamente).

Come scritto nell’articolo sull’origine dell’universo, una maggiore risonanza permette di costruire dei raggruppamenti e delle composizioni più complesse e più capaci di comunicare con altre forme/composizioni.

Perché mai dovremmo voler creare forme più complesse?
Questo sarà il tema del prossimo articolo, ma per adesso diciamo che è sia nelle nostre tendenze di base sia un buon obiettivo da perseguire.

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