capitolo 3

scopo della vita

Nell’ultimo articolo, abbiamo parlato del nostro ciclo di vita e di morte, abbiamo definito cosa significano queste parole e che cosa significa avere un’identità.

Una domanda, tuttavia, sorge spontanea: qual è il motivo di tutto questo meccanismo? Perché c’è una ricombinazione delle unità fondamentali? Perché l’universo si espande e si distrugge ciclicamente?

Come tutte le altre domande che ci stiamo ponendo, le teorie non sono facilissime da costruire, ma un’ipotesi di partenza potrebbe essere questa: stiamo costruendo qualcosa.

Ma cosa? Dio!

Per giustificare questa – fortissima – affermazione, è necessario fare un paio di passi indietro.

Nella teoria armonista (come in molte altre religioni), Dio è l’entità che ha completo controllo sulla realtà. Nello specifico, nella teoria armonista abbiamo le seguenti definizioni: 



[Entità] Realtà

La somma di tutte le unità fondamentali 



[Fenomeno/Entità] Dio (perfetto)

Proprietà emergente di una specifica situazione: quando, al momento 0 della creazione dell’universo, tutte le unità fondamentali si uniscono per dare vita ad una sola forma e ad una sola composizione. Al quel punto, si avrà un essere che è capace di controllare l’intera realtà (visto che fa tutto parte della stessa composizione). 



Esattamente come noi siamo in grado di controllare la nostra composizione (il nostro corpo), Dio ha la facoltà di controllare la propria composizione (che corrisponde con l’intera realtà).

Da qui abbiamo le proprietà classicamente assegnate a Dio: onnipotenza e onnipresenza.

Nell’armonismo, introduciamo un’ulteriore figura oltre al classico Dio perfetto: il Dio imperfetto. 


 
[Fenomeno/Entità] Dio (imperfetto)

Proprietà emergente di una specifica situazione: quando, al momento 0 della creazione dell’universo, le unità fondamentali si uniscono per dare vita ad una sola forma e ad una sola composizione ma rimangono comunque alcune unità fondamentali che non sono incluse all’interno della composizione e che non vanno a creare nessuna forma. Il Dio imperfetto “muore” per fattori interni (perdita di coesione) e ritorna ad essere semplicemente forme, non più un’unica composizione.



Il concetto di Dio perfetto è altamente improbabile (anche se non impossibile) da ottenere perchè richiederebbe una risonanza perfetta fra tutte le unità fondamentali, il concetto di Dio imperfetto risulta ottenibile sul lunghissimo periodo.

La probabilità di ottenere un Dio aumentano con l’aumentare della risonanza delle unità fondamentali (che, a loro volta, è aumentata attraverso l’interazione tramite forme e composizioni). Da qui l’obiettivo (e il nome) dell’armonismo: creare armonia fra le unità fondamentali, le forme e le composizioni per aumentare le nostre possibilità di ottenere un Dio.

La costruzione dell’armonia verrà trattata in un articolo dedicato, ma il principio fondante su cui si basa è quello della felicità: perseguire un tipo di felicità a lungo termine permette alle persone di focalizzarsi su un obiettivo che ha senso sia a livello personale (armonia interna) che a livello sociale (armonia esterna).
 

Perchè mai dovremmo perseguire questo obiettivo?

Possiamo rispondere a questa domanda richiamando il fatto che la nostra identità non è ancorata prettamente alle unità fondamentali ma piuttosto alle interazioni che abbiamo effettuato con altre entità e all’effetto sulla risonanza che abbiamo esercitato su di loro.

La nostra esistenza non termina con la nostra morte, ma si propaga nella successione degli universi attraverso l’effetto che abbiamo avuto con le storie che abbiamo vissuto.

Ne consegue che, un giorno, se mai sarà possibile generare un Dio, ne faremo parte anche noi.

Cosa si prova a fare parte di Dio?
Ovviamente è possibile rispondere soltanto speculando a questa domanda, ma aiutandoci con i fatti e i principi che ci siamo dati precedentemente possiamo farci un’idea della sensazione: uno stato di completa e costante connessione con tutta la realtà.
Avendo il completo controllo della realtà e la piena coscienza di tutte le interazioni passate potremmo finalmente capire il funzionamento della realtà stessa, vivere qualsiasi tipo di esperienza e sensazione, non essere limitati da dimensioni fisiche o temporali, e così via.

La scommessa di Pascal
L’armonismo ottimizza il codice comportamentale su due periodi: quello lunghissimo (la costruzione di un Dio) e quello breve. Il principio fondante dell’armonismo, generare armonia, trova un solido fondamento nella maggior parte della ricerca scientifica nell’ambito della felicità: non è correlata con le cose che possediamo, ma alle connessioni che riusciamo a stabilire e a crescere.

Entriamo, in questo modo, in uno scenario simile a quello della scommessa Pascal: perseguire questo tipo di credenza porta, nella peggiore delle ipotesi, a una situazione paragonabile al non perseguire la credenza. Mentre, nella migliore delle ipotesi, si ha una chance per ottenere la felicità.
 

la nascita delle religioni

In tutto il mondo, in maniera completamente indipendente, sono nate diverse religioni nel corso della nostra storia.

Se ci pensate, la capacità di pensare ad esseri ultraterreni non ha grandissime applicazioni “utili” nella realtà, eppure è una capacità innata in ciascuno di noi (e anche in moltissime composizioni). Alcune persone, forse quelle più sensibili a questi temi, dicono di aver sentito una “chiamata” per dedicarsi a missioni religiosi.

Questo è uno dei pezzi di informazione più importante nella teoria armonista: noi siamo connessi con gli universi passati attraverso l’effetto sulla risonanza che questi esseri hanno avuto sulle unità fondamentali e che, nel futuro, hanno dato la nascita al nostro universo.

Questa connessione permette a tutti noi di avere gusti, sogni e aspirazioni differenti perché “risuonano” con esseri di universi e passata diversi. Ecco spiegato il motivo per cui alcune persone sentono un particolare attaccamento ad una religione piuttosto che ad un’altra.

Anche in questo caso bisogna fare un piccolo appunto: è possibile notare l’effetto di risonanza nel quotidiano. Tendiamo a risuonare con forme e composizioni che hanno direzioni compatibili con le nostre. Ecco perché le persone scelgono punti di riferimento diversi e sviluppano senso di appartenenza verso comunità differenti.

Riprendendo il discorso delle religioni, nella teoria armonista, la maggior parte delle religioni non sono sbagliate, fanno soltanto riferimento ad un particolare momento (o universo) della storia della nostra realtà.

Nella prima parte dell’articolo, non abbiamo parlato di cosa succede se le unità fondamentali riescono a costruire forme e composizioni più complesse rispetto a quelle attuali ma non ancora a livello di Dio. Il risultato è semplice: si vanno a creare quelli che classicamente definiamo come figure mitologiche.

Ricordiamoci che, nel momento in cui le composizioni diventano più complesse, possiedono un maggior numero di unità fondamentali (ossia una parte di realtà) e hanno una maggior capacità di risuonare con le altre entità. La conseguenza logica è che hanno un maggior grado di controllo sulla realtà.

Questo, unito al fatto che le leggi fisiche si riferiscono al particolare universo che stiamo vivendo e non all’intera realtà (o successione di universi), apre la possibilità ai mondi descritti dalle mitologie passate (o meglio, alla nostra capacità di immaginare tali mondi dopo che abbiamo subito la loro influenza tramite l’effetto sulla risonanza).

Ovviamente, le nostre ricostruzioni religiose saranno incomplete e incongruenti, ma questo non significa che siano totalmente false.

Alcune mitologie descrivono un Dio imperfetto, altre descrivono un pantheon di dei, altre ancora semplicemente descrivono tutta la realtà come “Dio”. Tutte queste definizioni trovano un posto nella teoria armonista: si stanno riferendo a particolari universi passati che ci hanno lasciato in eredità quelle sensazioni.

Con questo articolo, termina la parte “fondante” della teoria armonista. I prossimi tratteranno di domande comuni su temi spirituali e religiosi.
 

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