Nella teoria armonista, non esistono molte linee guida sul modo di comportarsi.
L’obiettivo finale, come trattato negli scorsi articoli, è quello di generare armonia. L’armonia può essere suddivisa in due grosse categorie: l’armonia interna e l’armonia esterna.
Sono definite come segue:
[Proprietà]
Armonia Interna
L’armonia presente fra le forme di una composizione
[Proprietà]
Armonia Esterna
L’armonia presente tra la composizione e tutte le entità con cui viene a contatto nel corso della sua esistenza.
È importante sottolineare uno dei principi fondanti dell’armonismo:
[Principio]
Individualità
Ognuno genera armonia (interna ed esterna) in maniera diversa.
È possibile trovare delle similitudini (e differenze, chiaramente) tra il modo di generare armonia di una persona e quello di un’altra.
È anche possibile che due modi di generare armonia non siano perfettamente compatibili e… va bene così. Non c’è motivo per cui la creazione dell’armonia debba essere un processo limpido e privo di ostacoli. In questo senso, generare armonia è molto simile al processo evoluzionistico che avviene in natura: nel caos, ciò che sopravvive (o, nel nostro caso, ciò che ha più impatto) viene ereditato e possibilmente migliorato dalle generazioni future.
Se vogliamo ragionare questo concetto su larga scala, la generazione caotica dell’armonia è il mezzo tramite il quale la realtà impara a generare risonanza con sé stessa (quasi “comprendendosi” da sola).
I concetti teorici sono molto importanti e molto belli da discutere, ma l’armonismo nasce e possiede una forte impronta pratica.
Non esistono preghiere, non esistono messe e non esistono particolari cerimonie da seguire.
Il modo in cui un armonista esercita il suo credo religioso è generando armonia e, come abbiamo visto, esistono due tipi di armonia.
Partiamo dal primo tipo: l‘armonia interna.
Generare armonia interna significa migliorare il nostro benessere fisico e mentale.
Moltissime attività già consigliate da altre religioni e dalla scienza sono perfettamente valide.
Tutto ciò che ci permette di raggiungere uno stato di serenità e di crescita interiore (crescita, non stasi) è considerato un buon modo di generare armonia interna.
Se non sei sicuro di cosa potrebbe funzionare per te il suggerimento e partire a fare qualche attività, diversificando il tipo per quanto possibile, e piano piano tentare di capire cosa ha più effetto e cosa ne ha di meno (e perché diverse attività hanno effetti diversi su di te).
Il benessere, fisico e mentale, è legato a doppia filo con la nostra capacità di relazionarci insieme ad altre entità (persone, animali, oggetti, ambienti ecc.). Quindi, generare esclusivamente armonia interna risulta limitante dopo un certo punto, è necessario introdurre anche l’armonia esterna.
Esempi di attività che potrebbero generare armonia interna:
Andare in terapia psicologica, fare yoga, meditare, fare allenamento fisico, ascoltare musica, andare in una sauna, imparare qualcosa di nuovo, cucinarsi il proprio piatto preferito, vedere un film
Generare armonia esterna significa entrare in contatto con altre entità/sistemi e stabilire una connessione con loro.
Essendo una definizione molto ampia, la generazione dell’armonia esterna può essere perseguita in molti modi differenti, ma il migliore è: aiutare altre entità, per quanto possibile, ad aumentare la propria armonia interna.
Esattamente come ciascuno di noi ha un modo di aumentare il proprio benessere, il modo in cui prestiamo aiuto cambia da entità ad entità.
In questa ottica, è importante ricordare tre linee guida molto importanti:
1. Non esiste nessun tipo di aiuto troppo piccolo per fare una differenza
2. Non esiste persona che non ha bisogno di aiuto
3. Non esiste persona che non possa offrire nessun tipo di aiuto
L’aiuto offerto può essere strutturato, come nel caso delle attività organizzate da Armony, oppure può essere “spontaneo”: se vedi qualcuno che ha genuinamente bisogno di aiuto, e se nelle condizioni di offrirlo, è venuto il momento di agire.
Anche in questo caso, “aiutare” non significa necessariamente mettersi in prima linea: questo potrebbe essere contro-producente, specialmente se non si hanno i mezzi necessari per affrontare correttamente la situazione. Un aiuto può anche limitarsi a supporto emotivo, oppure puoi riferire quella persona a qualcuno in grado di risolvere il suo problema.
In ultimo, è evidente che molto spesso la generazione di armonia interna (la propria crescita personale) va di pari passo con la generazione dell’armonia esterna (la connessione con altre entità): sono due facce della stessa medaglia dopotutto.
Esempi di attività che potrebbero generare armonia esterna:
Fare volontariato, aiutare una persona a studiare, portare la spesa ad un utente debole, stare vicino ad una persona nei momenti in cui non si sente bene
Ragionando sulle due leve che abbiamo citato (armonia interna ed armonia esterna), possiamo delineare un serie di domande da considerare quando siamo indecisi se un’azione dovrebbe essere eseguita oppure no.
[Armonia Interna]
Questa azione mi rende felice nel lungo termine?
La prima domanda, quella più ovvia, è se una cosa ci rende effettivamente felici. Il termine più complesso da valutare è “nel lungo termine”: non sempre un’azione che ci rende felici in un determinato momento ha delle conseguenze che ci rende felici in futuro.
L’ideale sarebbe, ovviamente, quello di eseguire principalmente azioni che ci rendono felici sia nel breve che nel lungo periodo ma, nel caso in cui dovessimo scegliere, è consigliato dare più importanza il lungo periodo.
Un altro modo per leggere questa domanda è chiedersi se questa azione sarebbe sostenibile da diversi punti di vista (economico, psicologico, naturalistico, ecc.) se ripetuta per lunghi periodi di tempo o da molte persone.
[Armonia Esterna]
Questa azione rende felici le persone impattate nel lungo termine?
Nella valutazione dell’armonia esterna ci andiamo a chiedere una domanda del tutto simile a quella dell’armonia interna, soltanto con il focus spostato sulle persone impattate dall’azione. Attenzione: è molto probabile che fra “le persone impattate” ci sia anche la persona stessa che sta valutando l’azione!
In questo caso, la domanda è molto più difficile da rispondere perché è difficile valutare l’effettivo impatto sul benessere delle altre persone, specialmente nel lungo periodo. In ogni caso, non è una scusa per non provare neanche a valutarlo.
Il primissimo step da seguire, in questi casi, è quello di chiedere alle persone impattate il loro parere sulla questione.
Il secondo step è quello di consultare la letteratura scientifica, degli esperti ed eventuali regole per trovare dei fatti che supportino (oppure non supportino) la nostra linea di azione.
In ogni caso, lo scopo è quello di farsi un’idea quanto più completa possibile, sia attraverso metodi soggettivi (interrogando le persone impattate) sia attraverso metodi oggettivi (letteratura scientifica ed esperti), prima di eseguire delle azioni che impattano altre entità.
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